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Casa del Martirio di Santa Maria Goretti

29 Marzo 2012

LEAD Technologies Inc. V1.01CASA DEL MARTIRIO DI SANTA MARIA GORETTI
PATRONO DI LATINA  23.07.1952

DELL’AGRO PONTINO E DELLA GIOVENTU’

Borgo Le Ferriere - via Nettunense
tel. 0773.458056


padre Mariano Pagliaro, cp
Orario SS. Messe:
Invernale feriale: ore 17.00
Invernale festivo: ore 7.30 - 10.00
Estivo feriale: ore 18.00
Estivo festivo: ore 7.30 - 10.00


Il 6 luglio 2012 si celebra il 110° Anniversario della morte di Santa Maria Goretti

 

 

LA STORIA DI SANTA MARIA GORETTI

Maria Goretti, terzogenita di sette figli, nacque a Corinaldo, in provincia di Ancona, il 16 ottobre 1890, da Luigi Goretti e Assunta Carlini.
Verso la fine del 1896 i Goretti si trasferirono a Paliano, in provincia di Frosinone, stabilendosi in località Colle Gianturco.
Vi restarono circa tre anni. Dapprima lavorarono da soli; poi, durante il terzo anno, si unirono in società con Giovanni Serenelli, il quale aveva due figli: Gaspare, che presto si separò, e Alessandro.
Nel febbraio del 1900 i Goretti e i Serenellì si trasferiscono insieme a Ferriere di Conca, a circa undici chilometri da Nettuno.
Il clima dell'Agro Pontino, allora malsano, spezzò in pochi mesi la fibra robusta del patriarca Luigi Goretti, il quale, colpito da malaria e successivamente da tifo, meningite e polmonite, morì il 6 giugno 1900.
L'infelice vedova, temendo che nel paese di origine non avrebbe potuto in nessun modo guadagnare sufficientemente per il sostentamento dei suoi sei figli (il primo dei quali era morto a soli otto mesi di età), decise, a malincuore, di rimanere a Ferriere e di lavorare ancora in società con i Serenelli.
Maria, sensibile e affettuosa, ebbe il cuore lacerato per la morte del babbo, tuttavia con tenerezza più che filiale e con profondo senso cristiano si dette a confortare la mamma affranta dal dolore.
L'assennata fanciulla all'epoca della perdita del padre non aveva fatto ancora la sua Prima Comunione, nonostante avesse circa dieci anni; ne aveva tuttavia vivissimo desiderio e lo manifestava alla Madre che, presa dal lavoro e sempre a corto di denaro, la rimandava a tempi migliori.
 Dì tanto in tanto avvenivano tra le due dialoghi come questo:  
" Mamma, quando farò la Prima Comunione?... Io voglio ricevere Gesù."
" Cuore mio, come la puoi fare, se non sai la dottrina? E poi non ci sono soldi per il vestito e non c'è un minuto di tempo libero."
"Ma così non la faccio mai. Io non voglio stare senza Gesù"
"Figlia mia, chi ti insegna la dottrina?"
"Dio provvederà."

Finalmente il 16 giugno 1901 Maria Goretti ricevette la Comunione per la prima volta dalle mani di P. Basilio dell'Addolorata, Passionista, che dal 1899, per incarico della 5. Sede esercitava l'assistenza spirituale nelle Paludi Pontine.
La bellezza di Maria, per quanto difesa e nascosta gelosamente, non sfuggì agli di
Alessandro Serenelli, di otto anni più grande di lei, il quale aveva già il cuore guasto a causa delle cattive compagnie e delle letture piene di fatti scandalosi. Egli cominciò a nutrire per la fanciulla un vivo affetto, che non controllato degenerò in una cieca, morbosa e irrefrenabile passione.
Ai primi di giugno del 1902 il giovane fece a Maria proposte insane. Ella, inorridita, le rigettò e fuggì piangendo.
Confuso e irritato per la resistenza dell'innocente fanciulla, stabilì in cuor suo che la terza volta, se non l'avesse ascoltato, l'avrebbe uccisa. E con fredda premeditazione preparò un punteruolo lungo 24 centimetri.
Da quel momento la vita divenne per Maria un vero incubo. Alessandro la trattava con durezza, la rimproverava per ogni inezia e la sovraccaricava di lavoro. Ella, da parte sua, evitava di incontrarlo, obbediva in silenzio e si raccomandava incessantemente alla Madonna, stringendo spesso in pugno la corona. Più volte, in quel mese e anche alla vigilia della terribile tragedia, ripeté alla mamma: "Mamma, per carità, non mi lasciate sola".
Ma la povera mamma purtroppo non riuscì ad accogliere il terrore che si nascondeva dietro quelle parole, e Maria, sola e indifesa, andò incontro al martirio.
 Il 5 luglio 1902 Alessandro Serenelli  confessò in seguito, all'omicidio di Maria,
"L' acciuffai quasi brutalmente per un braccio e, poiché faceva resistenza, la trascinai dentro la cucina, che era la prima camera dove si entrava, e chiusi, con un calcio, la relativa porta d'ingresso col solo saliscendi orizzontale, applicato all'interno.
Essa intuì subito che volevo ripetere l'attentato delle due volte precedenti e mi diceva: "No, no, Dio non lo vuole. Se fai questo vai all'inferno". Io allora, vedendo che non voleva assolutamente accondiscendere alle mie brutali voglie, andai sulle furie e, preso il punteruolo, cominciai a colpirla sulla pancia, come si pesta il granturco... Nel momento che vibravo i colpi, non solo si dimenava per difendersi, ma invocava ripetutamente il nome della madre e gridava: "Dio, Dio, io muoio, Mamma, mamma!". Io ricordo di aver visto del sangue sulle sue vesti e di averla lasciata mentre essa si dimenava ancora. Capivo bene che l'avevo ferita mortalmente. Gettai l'arma dietro il cassone e mi ritirai nella mia camera. Mi chiusi dentro e mi buttai sul letto".

Più tardi, all'ospedale, i medici riscontreranno quattordici ferite sul corpo della povera Maria, che sopravviverà ancora altre ventiquattro ore.
Il Serenelli viene tradotto dai Carabinieri alla caserma di Nettuno. Maria è trasportata in autoambulanza all'ospedale dei Fatebene fratelli della stessa città, i medici disperano di salvare la ragazza, ma decidono di tentare operandola.
Terminato l'intervento, è concesso alla mamma di avvicinarla.
"Appena mi vide - riferirà poi Mamma Assunta - mi chiamò con accento espressivo "Mamma!". Io, avvicinandomi al suo lettino, le chiesi come stesse ed essa mi rispose "Bene, mamma". Poi volle notizie dei fratellini e delle sorelline e mi domandò se sarei restata con lei la notte. Avendole risposto che il dottore non lo permetteva, mi disse: "E dove vai tu a dormire?". Io la rassicurai. Più tardi mi pregò: "Mamma, mi dai una goccia di acqua?". Le risposi che il medico lo aveva proibito; si rassegnò ed ella per venti ore soffrì l'orribile spasimo della sete. La lasciai che era quasi mezzanotte... La mattina, prima dell'orario, potei entrare all'ospedale e, rivedendola, le domandai come stesse.
Con voce più fioca che nella sera precedente mi rispose che stava bene. Mi chiese inoltre dove avessi passato la notte. Più volte nella giornata mi domandò dei fratellini, che essa desiderava rivedere."

Maria bacia più volte il Crocefisso e l'immagine di Maria Santissima. L'Arciprete di Nettuno, Mons. Temistocle Signori, nota in lei un sensibile peggioramento e pensa di amministrarle il Viatico. Per disporla, le parla del perdono concesso da Gesù ai suoi carnefici. Poi le domanda: "Maria, volete perdonare anche voi al vostro uccisore?". Ella prontamente risponde: "Sì, per amore di Gesù, gli perdono e voglio che venga in paradiso con me".
Le condizioni della fanciulla si aggravano rapidamente di ora in ora, sia per le emorragie subite, che per la peritonite settica prodotta dalle ferite all'addome, e cade spesso in delirio.
Si vede talvolta sotto la minaccia del pugnale e grida: "Che fai, Alessandro? Tu vai all'inferno. È peccato, è peccato". Talvolta invece si crede stesa sul pavimento e supplica: "Portami a letto; voglio stare più vicino alla Madonna",  alludendo alla cara immagine, che tiene appesa sul suo capezzale. In un momento di lucidità invoca: "Mamma, babbo".
Il calvario di Maria Goretti cessa alle 15,45 del 6 luglio 1902.
Il 27 aprile 1947, Maria Goretti, con dispensa dai miracoli, fu solennemente beatificata in S. Pietro a Roma da S.S. Pio XII.
Il 24 giugno 1950, sotto lo stesso Pontefice, ebbe luogo la sua solennissima Canonizzazione.


 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DELLA MORTE DI SANTA MARIA GORETTI

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